japan is an island

mercoledì 11 gennaio 2012

Japan is an Island 2011 Awards: Musica

Oggi è il giorno del mio compleanno. Faccio 30 anni suonati (avete capito la battuta, visto che sto per parlare di musica? Sì, una battutona, in effetti). Comunque, dicevo: faccio 30 anni, quindi non fatemi notare che sto per pubblicare quel che manca della classifica di fine anno quando siamo già abbondantemente (di 11 giorni, in effetti) dentro all'anno nuovo.
È che proprio quando stavo per scrivere le classifiche delle restanti categorie ho dovuto prendere un aereo per Barcellona, dove me la sono spassata alla facciazza vostra. Lasciando perdere le scuse, questa classifica sarà abbastanza strana, perché fondamentalmente non ho ascoltato molta musica in generale, e i dischi che ho ascoltato nel 2011 sono perlopiù appartenenti agli anni passati (ad esempio The Suburbs, che piazzai terzo l'anno scorso dopo pochi ascolti, quest'anno ha quasi monopolizzato il lettore del mio iphone per gran parte del primo semestre - almeno fino al concerto degli Arcade Fire). E altri disci (qualcuno ha detto Los Campesinos?) si sono rivelati deludenti. Quindi mi inventerò qualcosa di un po' diverso:

1) HURRY UP, WE'RE DREAMING
Quando l'adolescenza diventa Epica (e non intendo Epica come l'Iliade o il Signore degli Anelli, cercate di seguirmi). Un disco (doppio) ricco di suoni che va dall'elettro-poppettone alla AIR alla ballad post-springsteeniana con tanto di assolo di Sax alla Clemons (r.i.p.). E dove si esauriscono i miei limitati riferimenti musicali arriva comunque il piacere di un'atmosfera che ricorda gli anni '80 (e ogni tanto sbrodola nei primi '90), ma è moderna come non mai.

2) FRANCO BATTIATO a Taormina, 15/08/2011


Alcune volte (ma molto raramente) i miei pregiudizi sono errati. Ecco, questa era una di quelle volte. Meno male che la mia ragazza ha pensato di trascinarmi a questo concerto di Ferragosto ospitato da una splendida Taormina (non c'ero mai stato prima, mi pare), grazie al quale ho potuto verificare l'eccezione che conferma la regola (la regola sarebbe che ho sempre ragione). Non solo ho trovato un Battiato ben meno spocchioso sia di me che di come me lo ricordavo/immaginavo, ma ho fatto la conoscenza con dei pezzi che mi hanno fatto rivalutare la discografia del cantautore (come questo bellissimo riarrangiamento di Stranizza d'amuri).

3) ARCADE FIRE a Lucca, 09/07/2011


Ne ho già parlato qui.

Liste degli anni passati: 2010, 2009, 2008, 2007.

venerdì 23 dicembre 2011

Japan is an Island 2011 Awards: Calciatori

Che sono un maniaco del calcio lo sapete, no?
Quindi beccatevi i top three del gioco più bello del mondo (nell'unico post calcistico Messi-free del mondo).

1) ALEXIS SANCHEZ


E se l'Udinese non avesse venduto Sanchez? Si potrebbe oziosamente immaginare (alla maniera dei What If? della Marvel o degli Elseworld DC) un campionato con la squadra friulana già a circa 20 punti dalle altre, imbattuta (ricordiamo che già adesso ha la miglior difesa) e con il miglior attacco (questo Sanchez e il solito Di Natale?)...
I complimenti, come sempre, alla squadra dei Pozzo (e a me che ci ho puntato al fantacalcio vincendolo, l'anno passato). Un po' meno a tutte quelle squadre italiane che Sanchez lo potevano prelevare quando ancora non era apparso nei radar internazionali...

2) YUTO NAGATOMO


Maicon? No, grazie. Yuto Nagatomo (e quando lo consigliavo io, tutti a ridere).

3) MARIO BALOTELLI



Da quando l'avevo premiato (un paio di anni fa), Super Mario ne ha fatta di strada, e non sempre nella direzione corretta. Ma tra pornostar abbordate, fidanzamenti improbabili, gite-premio a Scampia, risse e fuochi di artificio in salotto, il più forte giocatore italiano degli ultimi dieci anni ha trovato il tempo di fare degli splendidi gol (come il primo in casa dello United, che ha aperto la strada al 6-1 per il City).

Le liste degli anni passati: 2010, 2009, 2008, 2007.

giovedì 22 dicembre 2011

Japan is an Island 2011 Awards: Serie TV

Come vi dicevo ieri ho deciso di spezzettare il top dell'anno per categoria, in modo da aver post più agili da scrivere (per me) e da leggere (per voi, chiunque voi siate). Tra l'altro ho ancora le idee confuse su alcune categorie, e per forza di cose la classifica anche quest'anno sarà molto parziale, dettata soprattutto da quello che son riuscito a leggere/vedere/ascoltare. In piena coscienza di essermi perso molte cose belle che forse recupererò in futuro, o forse no. In ogni caso, la prima lista da darvi in pasto è quella delle serie TV, dove ho le idee abbastanza chiare. È stato un anno molto soddisfacente, nonostante la mancanza di Mad Men (che per fortuna tornerà in primavera).

1) BREAKING BAD

I Won.

Da quando i produttori di alcune (sempre di più) serie tv americane hanno optato per concentrare i propri sforzi (e il proprio budget) su 12 puntate per stagione invece delle canoniche 22/24, è più facile che gli episodi che ne escano siano di una qualità media più alta (e i riempitivi ridotti ai minimi termini). Breaking Bad (che l'anno scorso piazzai al terzo posto) non solo conferma questo trend positivo, ma registra, da che io ne abbia memoria (ed escludendo probabilmente I Soprano, che sono al di fuori di ogni possibile graduatoria), una totale assenza di forzature/momenti morti/facilonerie di sceneggiatura. Come oggetto/stagione, questa quarta di Breaking Bad è semplicemente perfetta. Tanto che, anche se non ce ne fosse stata una quinta (ma ci sarà, per fortuna!) l'ultimo episodio avrebbe potuto tranquillamente fungere da finale di una serie cresciuta episodio dopo episodio. Tutti puntano il dito sulla magnifica interpretazione del protagonista nei panni del chimico Walter White. Io sono d'accordo, ma credo che il vero tesoro di Breaking Bad (e di questa stagione in particolare) sia nei caratteristi che interpretano i personaggi di contorno, dal cognato di Walter al capo/antagonista Gus, dal killer taciturno Mike al figlio disabile Walter Jr. Cristo, ma che state ancora a leggere 'sto blog di merda, andate subito a vedere Breaking Bad!

1) BOARDWALK EMPIRE


No, non ho sbagliato a copincollare: Anche Boardwalk Empire si becca la prima posizione, ex-aequo. Per quanto questa stagione il serial HBO (di gran qualità e con un sapore sempre più cinematografico, grazie ai nomi coinvolti e, presumo, all'alta somma di vil danaro disponibile per girare ogni episodio) abbia approfittato di assenze illustri (come dicevo sopra: Mad Men, ma anche dalla dozzinalità delle nuove serie AMC, che l'anno scorso non avevano eguali), a un paio di puntate dalla fine ero abbastanza sicuro che lo show con Steve Buscemi si sarebbe accontentato della seconda piazza. Finché una serie di accadimenti che spoilerarvi sarebbe un peccato hanno fatto impennare la creatura di Martin Scorsese.

3) GAME OF THRONES
L'evento televisivo dell'anno, atteso praticamente da una vita da tutti i Martin-dipendenti e probabilmente dai nerd (generici) di tutto il mondo, Game of Thrones si accomoda "soltanto" al terzo posto. Una delusione? Assolutamente no, anzi! La serie tv tratta dal primo libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco paga il dazio d'essere uscita praticamente a inizio anno (oh, l'entusiasmo si spegne, è normale), e di avere qualche piccola pecca nella messinscena (eh sì, il fatto che le battaglie, parte importantuccia in un fantasy, siano praticamente raccontate e basta per mancanza di grana è un problema). Ma sono ragionevolmente sicuro che la seconda stagione (in cui il "grande" Tyrion Lannister, impersonato dall'ancor più grande Peter Dinklage, attore nano e vegetariano, dovrebbe essere il vero mattatore) sarà ancor meglio della prima.

Menzione d'onore: Homeland, serie post 11 settembre (e post Osama Bin Laden), con una grande Claire Daines. Una prima stagione con un solo episodio "sbagliatissimo" (purtroppo è uno dei più importanti), e che in generale ha tra i suoi pregi delle premesse molto fighe e che reggono fino alla fine. E speriamo che reggano anche la prossima stagione.

Ah, ecco le liste degli anni passati: 2010, 2009, 2008, 2007.

mercoledì 21 dicembre 2011

Nel frattempo...


L'ultima volta che ho scritto un post in questo blog il presidente del consiglio era Silvio Berlusconi, il suo amicone Gheddafi era ancora dei nostri, l'Italia non era sull'orlo del fallimento, il tizio che dettava legge in Nord Corea dettava ancora legge in Nord Corea, non avevo mai visto Franco Battiato in concerto, a Cassano non era venuto un ictus, Steve Jobs non stava tanto bene ma stava sempre meglio di adesso (e così il tizio che ha inventato Unix doverosa precisazione per nerd che rivendicano l'importanza di Ritchie rispetto a Jobs), non ero mai andato a Parigi, "Occupy" era una parola come un'altra, Simoncelli era ancora vivo, la DC veniva pubblicata (malaccio) dalla Planeta DeAgostini, Socrates (quello importante, non il filosofo) era ancora vivo, il Manchester United dettava (o quasi) legge in Europa, io non avevo ancora un account Twitter e la salma di Mike Bongiorno era ancora latitante.
Questo per dire
a) ne è passato di tempo;
b) è difficile gestire un blog se lavori (Dio, era difficile gestirlo anche da sfaccendati);
c) ci troviamo in un periodo di Overdose Storica.

Questa doverosa premessa serve soltanto a scongelare il blog in attesa delle classifiche di fine anno che tanto mi piacciono. Quest'anno spezzettate per argomento, così vi do l'impressione di scrivere di più.

mercoledì 13 luglio 2011

Arcade Fire @ Lucca Summer Festival, 9 Luglio 2011

(è più forte di me, il nome Arcade Fire mi evoca
principalmente immagini del genere)


La misura della decadenza di un blog è sicuramente data dalla quantità e dalla tempestività degli aggiornamenti in relazione agli eventi. Se contate che non scrivo da queste parti da due mesi, e che sto per parlare sommariamente di un concerto tenutosi sabato scorso (quattro giorni fa, che nei tempi di internet equivale a dire che state per leggere del ritrovamento miracoloso di un fossile di membro erettile di un velociraptor, o giù di lì), avrete anche il perché per anni ho tenuto questo blog semichiuso.

Vabbè: fatto sta che non avevo neanche voglia di scattare foto merdose dall'iphone (che le foto le fa veramente troppo merdose).

Ora che ci penso, odio abbastanza anche scrivere le classiche recensioni da concerto (sì, quelle che rimpolpano la setlist con qualche aggettivo e chiamando per nome i musicisti, quasi che fossero loro parenti). Eh, però, ne ho scritte anche io di così.

Quindi: no recensione, no foto. Bel post, eh? E torniamo all'inizio del discorso.

Comunque, togliamoci almeno il pensiero della scaletta:

Ready to Start
The Suburbs
The Suburbs (Continued)
Month of May
Rebellion (Lies)
Neighborhood #2 (Laika)
No Cars Go
Speaking in Tongues
Intervention
Modern Man
Rococo
Neighborhood #1 (Tunnels)
Haïti
Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
We Used to Wait
Neighborhood #3 (Power Out)

E i bis:

Keep the Car Running
Wake Up

Il concerto è stato molto bello, azzarderei uno dei più belli a cui abbia mai presenziato. Ok, potreste obiettare che ultimamente non sono più un tipo molto da concerti, che in effetti è vero, per cui prendere quest'informazione con le molle. Diciamo però che la scaletta era molto tirata e loro (se notate ho scritto loro, non frasi del tipo Win e soci, Régine e la cumpa e cose di questo tipo).

Via, mi voglio rovinare e prima di andarmi a mangiare la pasta col pesto dell'Esselunga (comprata ieri), vi metto qualche link più utile sul concerto.

Belle foto di un tizio che era al concerto

(mio cugino) Win alla fine di We Used to Wait incula la fotocamera a una fan

(voleva scattarsi una foto ma la fotocamera stava riprendendo, quindi ha spento tutto. Poi gliel'ha ridata, comunque)

Régine (ci andavo a scuola assieme) si dimena ma giuro che non è drogata

Per il resto c'è Google.

lunedì 6 giugno 2011

Mi scuso con tutti i miei due lettori di questo blog in disuso, questo è soltanto un post di prova.

Openia CRM, the new free Open Source CRM based on Openbravo ERP

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venerdì 13 maggio 2011

Sono quello con le occhiaie


Allora, è tutto pronto.
Da domani e fino a domenica mi trovare al Salone Internazionale del Libro di Torino, a parlare di Grant Morrison, del libro e del documentario Talking with Gods.
Se riesco, faccio un salto anche da Delos per prendermi l'antologia a cui ho partecipato.

Un paio di link per chi volesse trovarmi:

Se mi cercate in questi posti, non potete sbagliarvi: sono quello con le occhiaie.

giovedì 5 maggio 2011

Parliamo con gli dei



Ritornando al discorso sul Salone Internazionale del Libro di Torino, 365 racconti horror per un anno non è l'unico (e neanche il principale) motivo della mia presenza in terra piemontese.
Il piatto forte, infatti, è rappresentato da un'altra proiezione (sabato 14 maggio alle 16:30 presso il padiglione 1) del documentario su Grant Morrison Talking with Gods (con i sottotitoli italiani), preceduto da una breve presentazione a opera di Lorenzo Corti (Double Shot, ovvero l'editore del libro), Michele Foschini (Bao Publishing, che pubblicherà in italia il saggio di Morrison sui supereroi Supergods) e del sottoscritto (che, pare, non potrà esimersi dal parlare, almeno questa volta).

Quindi ci vediamo lì, o allo stand Double Shot (ma ve l'avevo detto che sono entrato nel consiglio direttivo dell'associazione?) per il resto della giornata di sabato e per gran parte di domenica (se trovo qualcuno che mi da un'occhiata alla gatta però: non è che lì fuori c'è qualche cat-sitter che può aiutarmi?).

mercoledì 27 aprile 2011

Le voci sulla mia morte sono oltremodo esagerate...


...diciamo che ho avuto molto da fare.
Tra le cose nuove successe in questo mese di assenza:
1) Ho mandato in pensione il Sony Vaio che mi ha fatto compagnia per più di cinque anni (e che vi presentai, ormai troppi anni fa, sul primo post di questo blog);
2) Al posto del suddetto Sony Vaio (che è la prova vivente degli effetti del buco dell'ozono sul surriscaldamento globale) ho ricevuto in regalo un MacBook Pro nuovo fiammante, da cui ho appreso svariate nozioni che ignoravo bellamente, tra le quali spiccano le seguenti:
  • Dopo 15 minuti filati di utilizzo, non è detto che l'uso di un portatile comporti ustioni di terzo grado alle mani;
  • Tra il lancio del debugger su Netbeans e l'effettivo debug non c'è il tempo per fare una prima colazione abbondante;
  • I video di youporn youtube non scattano;
  • Il rumore naturale di un portatile non è quello di un elicottero in fase di decollo;
3) (ecco che mi riallaccio all'immagine in capo al post) Il 15 maggio esce in tutte le librerie il libro 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte, che contiene anche un mio racconto (Fanzanga, del 7 giugno). Il libro sarà presentato in anteprima durante il salone internazionale del libro di Torino. Manifestazione a cui sarò presente (allo stand della Double Shot con Grant Morrison: All Star), e di cui avrò modo di parlare nuovamente tra qualche giorno.

4) Non c'è un 4. Alla prossima.

nota: ecco dove avevo già utilizzato (più o meno) la frase di Paul McCartney che ho usato come titolo del post... deja vu.

giovedì 17 marzo 2011

Dieci volte che sono stato fiero (o meglio, che non mi sono vergognato) di essere italiano


10 - Quando ho letto Pertini, di Andrea Pazienza



9 - Quando ho letto un cartello esposto
davanti a un bar/ristorante lucchese:

"Achtung! Danger! If you drink Cappuccino
with Pizza or Pasta you will have SQUARAUS"
(più o meno, sto andando a memoria)

8 - Ogni volta che mi ricordo che noi italiani si
può
essere furbi senza essere disonesti
(quindi non come l'altro giorno, che un bar ha fatto pagare
5 cappucci e 5 paste 50 euro a degli avventori stranieri)


7 - Quando ho sentito queste parole per la prima
volta e
ho pensato che non era finito nulla



6 - Quando mi chiedo se valga la pena di vivere ancora
qui
(e, evidentemente, mi rispondo ancora sì)

5 - Quando penso che solo qui potevano essere nati
geni del calibro di Dino Buzzati, Sergio Leone,
Paolo Sorrentino, Rocco Siffredi, Totò Schillaci...
(e in fin dei conti anche il sottoscritto)


4 - Ogni volta che mi ricordo che c'è un lato positivo
nell'essere italiani: almeno non si è francesi


3 - Proprio adesso, che mi sto sforzando per trovare 10 motivi sensati, perdendo un bel po' di tempo che forse avrei fatto meglio a dedicare ad altro

2 - .
(anche se, a conti fatti, ci sarebbe da vergognarsi per tutta la vita)

1

domenica 13 marzo 2011

Avrei voluto


Avrei voluto parlarvi del Bilbolbul in maniera un po' meno formale di quanto fatto qui, ma in effetti nel mentre son successe tante di quelle cose, tra cui il Giappone che ha deciso di inabissarsi, senza l'aiuto di Godzilla. Tutto perde un po' di significato (ed è anche fuori tempo massimo). Senza ipocrisia, la mia vita va avanti nello stesso identico modo, ma c'è un po' di tristezza a vedere tutta quella morte e devastazione, per davvero e non in un fumetto. Un abbraccio, non tanto a quella landa mitizzata che dimora intatta nel mio cervello, quanto a chi c'è stato per davvero e ci sta ancora, e ha lì degli affetti, sperando che stiano tutti bene.

(no, Dio non odia il Giappone: per saperne di più cliccate qui)

giovedì 3 marzo 2011

B I L B O L B U L !


Se resisto all'ultimo giorno di una settimana abbastanza stancante (e se Trenitalia non ci mette del suo) domani alle 20:00 mi trovate al Cinema Lumière di Bologna per la prima proiezione in Italia del documentario Grant Morrison: Talking with Gods del regista americano Patrick Meaney. L'evento, organizzato nell'ambito della manifestazione Bilbolbul in collaborazione con Bao Publishing e Itasubs (eroici subbers che sostengono più o meno inconsapevolmente la mia passione per le serie tv, e da oggi anche quella per Morrison) vedrà la partecipazione dello stesso regista (direttamente dagli USA), che con Michele Foschini (boss della Bao) e Nicola Peruzzi (uno dei tre autori di Grant Morrison: All Star) discorrerrà di Grant Morrison al termine del (bellissimo) film. E Michele ne approfitterà per annunciare il progetto Bao su Morrison (roba estremamente seria, siete avvertiti). Siete tutti invitati, e questo è il link dell'evento Facebook:
http://www.facebook.com/event.php?eid=129767883762738

Ma gli appuntamenti morrisoniani del festival non si fermano qui: domenica 6 marzo alle 14:15 alla Biblioteca Salaborsa lo stesso Nicola Peruzzi farà compagnia ai signor nessuno José Muñoz, Matteo Casali e Luca Raffaelli per parlare della scrittura a fumetti, partendo dagli spunti seminati, tra le altre cose, dal libro scritto anche da me e Antonio Solinas.

Io, pur essendo ospite della manifestazione (e del mio editore) scruterò timidamente dal pubblico.

giovedì 24 febbraio 2011

Continua il Diegozilla Lab


Ricomincia il Diegozilla Lab, e si inizia a parlare di linguaggio del fumetto.
Intanto, sul blog Fumettisti per caso sono stati (e saranno in futuro) raccolti alcuni dei compiti che il sensei Diego Cajelli ha ordinato di fare.
Qui ci trovate anche il mio racconto, ispirato (come da regolamento) al mio avatar Sandro Ghiani.

sabato 19 febbraio 2011

365 Racconti Horror


Soltanto pochi post fa (anche se è passato più di un mese) nominavo Alfredo Castelli tra i padri fondatori della nuova repubblica di me.

Nel giro di un mese, mi ritrovo selezionato (insieme ad altri 364 autori) in un'antologia horror di prossima pubblicazione (per Delos Books) accanto al sig. Castelli, e questa cosa mi piace molto.

La copertina di sopra è soltanto una delle possibili (ce ne sono ben 7 in ballo, al momento), e il mio raccontino, che ha come protagonisti la metal band Fanzanga, è stato incasellato il 7 di giugno (la data non ha nessun significato in particolare: era una delle poche rimaste). Appena avrò notizie sulla data di pubblicazione, vi terrò informati.

venerdì 18 febbraio 2011

The life and times of Dan Dare, pilot of the future

In un paesaggio di informazione e critica sul fumetto sempre più desolante (siamo praticamente ai minimi storici, con siti e le riviste incapaci di distinguere le notizie dalle cazzate, i trend dai lanci stampa e la merda dalla cioccolata, arroccate su posizioni polemico-nerdistiche da ventesimo secolo) Lo Spazio Bianco, al momento, è una gradevolissima eccezione: ha una linea editoriale abbastanza netta (o almeno, a me pare di percepirla, a differenza di altre realtà), una grafica figa e una quantità di aggiornamenti decente (dopo aver carburato un po', dai tempi del nuovo lancio). Ha anche il buon gusto di pubblicare dei miei vecchi articoli, e questo basta e avanza. Ma ha anche dei problemi che non stancherò mai di far notare: uno dei loro appuntamenti più interessanti (per me il loro articolo più importante, roba da vantarsi), la top ten dell'anno, viene pubblicata dopo il primo trimestre dell'anno dopo, e tutto ciò, per chi vuole "stare sul pezzo", è francamente inaccettabile. Per capirci, è veramente strano che al 18 Febbraio non vi sia traccia della Top Ten del 2010, no?

Tutta questa filippica, per dire che è comparsa una bella recensione del Dare di Grant Morrison (pubblicato da ProGlo Edizioni e tradotto da me) a firma di Gian Piero Travini, che inquadra perfettamente l'opera, e mi andava di segnalarla.

giovedì 17 febbraio 2011

Say you want a revolution (2)


Da gran nerd quale sono, seguendo i moti rivoluzionari nel nord-africa e i relativi movimenti di supporto in giro per il mondo, le spinte anarchiche e le organizzazioni di hacker pro-libertà di parola, ecc. ecc. il mio cruccio è principalmente uno:

Ma è mai possibile che per far diventare V for Vendetta un simbolo anarco-rivoluzionario (agli occhi della massa e degli organi di informazione) ci volesse un film (non anarchico, a differenza del fumetto) prodotto da una grande corporazione?

È il ventunesimo secolo, prendere o lasciare.

(Sì, sono mancato per un po', non ho ancora preso le misure col blog, ma conto di essere un po' più presente nei prossimi giorni)

mercoledì 2 febbraio 2011

Rosso diretto

Mi dice Scognito (che voleva essere citato) che da oggi il mitico sito Rojadirecta è offline, sequestrato da quei bruttoni del dipartimento della giustizia statunitense.
Rojadirecta è stata l'ancora di salvezza per una generazione di studenti appassionati di sport (calcio in particolare, ma non solo) impossibilitati a pagare Sky per guardare le partite dei campionati europei (e non solo: io seguii da lì la Coppa Asia del 2007). Intendiamoci: i video in streaming erano tutt'altro che di qualità decente, spesso erano irraggiungibili per parte delle partite, in ritardo o fastidiosamente scattosi. Eppure erano una valida alternativa a seguire la partita in radio (nel caso del campionato italiano) o su Livescore (non certo al pub o all'abbonamento Sky, prima cosa che borghesissimamente ho stipulato, una volta salariato). Eppure in Spagna (paese di nascita dell'aggregatore di link ai video in streaming) un primo processo per violazione del copyright contro i tizi di Rojadirecta si era concluso con una completa assoluzione (e poi anche un secondo), perché i fatti non sussistevano. Adesso, invece, la mossa (a sorpresa) degli States, forse in occasione del Superbowl? In ogni caso, come segnalato su Il Post, Rojadirecta e affini non sembrano aver mollato, e si sono attrezzati con una serie di domini alternativi per adesso raggiungibili. In segno di gratitudine per i tanti gol visti in ritardo (quando al pub sottocasa avevano già esultato da mezz'ora), per le telecronache in rumeno o in cinese mandarino, per i blackout improvvisi al momento di un'azione saliente (e per la linea che torna quando il gol è ormai stato segnato, e tutti i replay già stati riproposti), e per avermi in definitiva offerto l'opportunità di seguire improbabili competizioni sportive (come la J-League o il mondiale U20), provo a ricambiare il favore facendo quello che sulla home di Rojadirecta consigliano: condividere la lista di indirizzi a cui il sito è ancora raggiungibile.

www.rojadirecta.me
www.rojadirecta.es
www.rojadirecta.in

E ora scusate, che sta iniziando Diretta Gol su Sky Supercalcio HD.

martedì 1 febbraio 2011

Segnalazioni: Il fumetto americano dopo l'11 settembre


Su Lo Spazio Bianco è in corso di ripubblicazione (a puntate) una versione riveduta e corretta (non da me) di uno degli articoli di cui vado più fiero: Il fumetto americano dopo l'11 settembre.

Fino ad ora sono usciti due spezzoni. Il primo (e il sommario con gli altri) lo trovate qui:

http://www.lospaziobianco.it/22868-fumetto-americano-dopo-11-settembre

lunedì 31 gennaio 2011

Say you want a revolution


La situazione in Egitto (e, in generale in tutto il nordafrica) è abbastanza critica, e non mi va di scherzarci su troppo. Mi limiterò a commentare una notizia che ho letto in questi giorni, secondo cui la rivolta popolare sarebbe stata "prevista" da un fumetto del 2008 che negli scorsi mesi ha provocato scalpore in Egitto, tanto da venire sequestrato e distrutto (a causa non soltanto della critica al "regime", ma alle scene di sesso esplicito). Il libro si chiama Metro, è scritto e disegnato da Magdy El Shafee, ed è anche uscito in Italia dalla casa editrice specializzata Il Sirente.

Ecco, se qualche disegnatore volenteroso è in ascolto, mi offro gratuitamente per sceneggiare l'epigono italiano, non sia mai che anche in questo caso porti bene...

domenica 30 gennaio 2011

Japan!


Sono passati già quattro anni, quando, sul seminalissimo blog (purtroppo abbandonato) del Bar Sport parlavo della Coppa Asia vinta ignominiosamente dall'Irak.

Quattro anni dopo, sebbene non abbia potuto seguire la competizione come avrei voluto (purtroppo la maggior parte delle partite erano piazzate in orario di lavoro, soprattutto quelle del mio amato Giappone), sono riuscito a piazzarmi ieri davanti al televisore per vedere la diretta della finale, che contrapponeva (come da pronostico) i samurai blu di Zaccheroni all'Australia (sì, perché dopo aver umiliato le nazionali "scalze" degli atolli ocenanici l'Australia ha traslocato in Asia) di... (ricerchina su wikipedia) Holger Osieck.

Considerazioni preliminari: finalmente in Giappone si sono convinti ad assoldare un commissario tecnico in grado di dare un apporto tattico non indifferente: un italiano. Quattro anni fa ironizzavo sul fatto che il loro vecchio (in tutti i sensi) c.t. Ivica Osim (classe 1941) li avrebbe portati ai mondiali se fosse sopravvissuto, causa raggiunti limiti di età: o porto sfiga o avevo ragione, perché nel mentre il tizio ha avuto un ictus e ha dovuto lasciare la panchina a Okada, già c.t. nel 1998. Insomma, un giapponese, con tutti i pregi (?) e i difetti che un allenatore giapponese possa avere.

Kagawa, una delle stelle di questa Coppa Asia,
si è purtroppo fratturato il cervello (e il piede),
terminando la stagione. Sarà contento il Dortmund!


Zaccheroni, dal canto suo, sebbene non sia più così in auge nel vecchio continente, e non sappia (presumo) una parola di giapponese, è riuscito in poco tempo a portare una mentalità nuova alla nazionale, guidandola nella storica vittoria (seppure amichevole) contro l'Argentina di Messi, e cercando di costruire un gruppo giovane (da qui l'accantonamento, secondo me giusto, di Nakamura) che possa presentarsi ai prossimi mondiali brasiliani con la giusta esperienza internazionale e una scaltrezza tattica che finora è stato il tassello mancante di una nazionale altrimenti ben dotata tecnicamente. Perché, è bene ricordarlo, il centrocampo del giappone molte nazionali di ottimo livello (tra cui l'italia) se lo sognano: a parte Endo (che forse è troppo "vecchio" per sbarcare in Europa, ma che avrebbe tutte le qualità per farlo), Hasebe, Kagawa, Honda e, in minor misura, Matsui sono giocatori stabilmente impiegati (e spesso decisivi) nelle loro squadre europee, e hanno vinto (o vinceranno, nel caso di Kagawa) anche campionati ormai più importanti di quello italiano (Bundesliga).

Il grande assente Morimoto,troppo occupato
a perdere partite su partite con il Catania

La partita: Detto del forte centrocampo giapponese, la finale di Coppa Asia (e tutto il percorso nella manifestazione) ha mostrato ancora una volta i limiti di questa squadra: la mancanza di autorevolezza del reparto difensivo (i centrali sono inguardabili, purtroppo, e anche se il portiere non si è comportato malaccio, è sempre a rischio papera) e la latitanza di killer istinct in attacco: Maeda e Okazaki saranno degli attaccanti mobili e coordinati, ma non hanno il fisico e la cattiveria per poter far male in qualsiasi momento. E anche il grande assente Morimoto (giovane promessa del calcio giapponese, fatto operare "strategicamente" dal Catania per sottrarlo alle fatiche asiatiche) stenta ad acquisire quel guizzo da animale che ne farebbe un giocatore importante (mandatelo al doposcuola da Inzaghi!). Il copione della partita, quindi, è stato questo: grande propositività del Giappone, frenata però dalla fisicità degli Australiani, che qualche volta si sono resi pericolosi sfruttando le doti aeree e la poca agilità dei centrali avversari. Arrivati ai supplementari, Zac ha il colpo di genio per svoltare la partita: passare alla sua cara difesa a tre e spostare i laterali difensivi (Uchida e Nagatomo, rivelazione della Serie A col Cesena, seguito da Milan e adesso dalla Juve) sulla linea dei centrocampisti. Il risultato è una costante pressione che scardina gli ormai sfiniti socceroos, soprattutto sulla fascia sinistra presidiata da un maestoso Nagatomo. Che, all'inizio del secondo tempo supplementare, traccia una parabola precisa verso il centro dell'area australiana, dove Lee (un coreano nato a Tokyo e diventato giapponese: così si fa!) fa tutto quello che Maeda (che nel mentre gli ha lasciato il posto) non è riuscito a fare: la mette dentro con una coordinazione incredibile, dopo che i centrali che dovevano marcarlo hanno deragliato verso il fondo area per non si sa quale motivo.



E il giappone, imbeccato tatticamente dal saggio Zac, porta a casa la sua quarta Coppa Asia.
Next stop: partecipazione (da "ospiti") alla prossima Copa America, a luglio: alla conquista dell'Argentina!